Ogni fine anno porta con sé la stessa promessa silenziosa: ricominciare. Il calendario cambia, e con lui sembra cambiare anche lo sguardo che rivolgiamo a noi stesse. Improvvisamente sentiamo di dover essere diverse, migliori, più forti, più ordinate. I buoni propositi si accumulano come se il nuovo anno potesse rimettere insieme tutto ciò che ci sembra sparso. Ma spesso, dietro quelle liste, non c’è desiderio di evolvere. C’è stanchezza.
La verità è che i buoni propositi non falliscono perché non siamo abbastanza disciplinate. Falliscono perché sono troppi, troppo lontani da ciò che sentiamo davvero. Quando scriviamo dieci obiettivi insieme, stiamo spesso cercando di colmare un vuoto, di riparare una sensazione di insufficienza. Come se il tempo nuovo potesse aggiustarci. Eppure, forse, il 2026 non chiede di essere riempito di promesse. Chiede di essere abitato con più verità.
Per questo, invece di una lista, ti propongo un gesto semplice e quasi rituale. Prendi un piccolo foglio, un bigliettino qualsiasi. Su quel foglio scrivi una sola intenzione. Non un obiettivo da raggiungere, non qualcosa che ti metta pressione, ma una frase che parli di come vuoi stare nel mondo. Non “devo cambiare”, ma “posso procedere con calma”. Non “quest’anno devo farcela”, ma “quest’anno mi ascolto”. Non “voglio diventare migliore”, ma “voglio smettere di tradirmi”.
Scegline una sola. Lasciala emergere senza forzarla. Deve essere morbida, riconoscibile, tua. Una frase che, riletta, ti faccia sentire al sicuro. Una formula gentile, più vicina a un incantesimo che a una promessa.
Una sola intenzione è sufficiente perché non ti divide. Non ti tira in dieci direzioni diverse. Ti orienta. Diventa una bussola silenziosa a cui tornare ogni volta che ti sentirai stanca, confusa o sopraffatta. Nei momenti in cui non sai che strada prendere, potrai chiederti semplicemente se quella scelta ti avvicina o ti allontana da ciò che hai scritto. Non serve altro. Il resto può aspettare.
Quel biglietto non va esposto né celebrato. Non deve diventare performativo. Va custodito. Puoi tenerlo nel portafoglio, tra le pagine di un libro importante, nel diario, accanto al letto o in un cassetto che apri solo quando hai bisogno di tornare a te. Non è lì per motivarti a fare di più, ma per ricordarti chi sei quando smetti di correre.
Forse il vero proposito per il 2026 non è cambiare tutto, ma smettere di farti violenza. Potrebbe essere l’anno in cui non acceleri quando il corpo chiede lentezza, in cui non ti prometti ciò che non puoi sostenere, in cui non confondi forza con durezza. Un anno in cui impari a camminare con te, non contro di te.
Se il 2026 avesse una voce, probabilmente non ti chiederebbe di diventare qualcuno di diverso. Ti chiederebbe di essere presente. Di restare. Di ascoltare. Allora, prima di chiudere questa pagina, fermati un momento e chiediti: se dovessi portare con te una sola intenzione, non per essere migliore ma per essere più autentica, quale sarebbe?
Scrivila. Conservala. E lascia che ti accompagni, piano.
Moondiana 🌙

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